Rassegna stampa




1987 Condominio di 16 alloggi e box - Via Bardonecchia Torino



Torino ha perso il caratteristico edificio di via Bardonecchia

Le ruspe più veloci del sindaco. Cade la villetta di Pozzo Strada



La decisione dell'acquisto presa troppo tardi - Al suo posto un anonimo palazzo di cinque piani

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) TORINO - Sono rimaste solo le fotografie e una citazione a pagina 493 del volume "Beni culturali ambientali nel comune di Torino", curato nell'84 dal Politecnico col contributo del Comune: la villetta di via Bardonecchia 73, simbolo gentile della vecchia Torino, annegato fra i palazzi del quartiere Pozzo Strada, e finita in un cumulo di macerie.
L'edificio "di valore documentario e ambientale, testimonianza del gusto tardo eclettico" è ormai sbriciolato in mattoni, tegole, infissi ammucchiati in poche ore dalla ruspa autorizzata. Finirà tutto in discarica. Cemento e prefabbricati più anonimi saliranno fino al quinto piano, a togliere ogni illusione ai borghigiani. Ieri è svanito anche il miraggio di tanti: abitare, un giorno, in una casa diversa dal condominio.
Non c'è stato niente da fare: il proprietario, la società Edilanna, aveva tutti i permessi in regola ed e arrivato sul "cantiere" a tempo di record. Pochi giorni fa, una lettera a " Specchio dei tempi" aveva sollevato il problema. Mercoledì sera la discussione è arrivata in Consiglio comunale, giusto il tempo per sentire la relazione dell'assessore Baldassarre Furnari: "La Soprintendenza ai beni artistici e ambientali non ha posto vincoli. Il Comune non può bloccare la licenza" e la replica dei comunisti: "È una testimonianza significativa, uno dei pochi esempi in città. Se il Comune non ha pensato per tempo a tutelarlo, pensi, almeno, a comprarlo".
Ieri mattina, di buon'ora, si muove il sindaco Maria Magnani Noya. Parla con l'assessore Zanetta: "Se non ci prendono per il collo possiamo anche acquistare". Troppo tardi: dal giardinetto di via Bardonecchia si alza già, la polvere dei calcinacci.
Qui finisce la cronaca di un salvataggio impossibile e cominciano le domande. Perche non è stata vincolata? "Non abbiamo riscontrato particolari pregi artistici: l'edificio non mancava di un certo decoro, ma questo non bastava a imporre un vincolo. Eventuali pregi urbanistici competono al Comune", risponde l'arch. Clara Palmas, Soprintendente per i beni ambientali e architettonici.
"Il Comune poteva revocare la licenza, ma con quali motivazioni? La Soprintendenza aveva già dato due pareri e ancora lunedì mi ha confermato, personalmente, che non esistevano i presupposti per un vincolo. Correvamo il rischio di imbarcarci in una causa persa: bloccata la licenza, l'impresa ci avrebbe chiesto i danni", spiega il sindaco.
I regolamenti comunali avrebbero potuto prevenire questo e altri casi simili? "Certo: bastava che si adottasse la variante per tutelare gli immobili citati nello studio del Politecnico", accusano i comunisti. Ma la variante non è mai arrivata e rimane senza risposta l'ultima domanda: quante piccole case di buon gusto finiranno in discarica prima che sia pronto il nuovo piano regolatore?
b. g.
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Specchio dei tempi

Un lettore ci scrive:
"In via Bardonecchia n. 73 esiste (ancora per poco) una bellissima villa costruita agli inizi del secolo, che per il suo, valore documentario ambientale è citata a pagina 493 del libro "Beni culturali ed ambientali del Comune di Torino".
"Questa costruzione, passata di recente in proprietà di una società immobiliare, sta per essere rasa al suolo per fare spazio ad un nuovo edificio. La Soprintendenza ai beni architettonici del Comune, da noi interpellata telefonicamente, ha ammesso di non essere riuscita ad impedire un tale scempio. A questo punto noi ci chiediamo se l'elenco dei beni culturali della città di Torino è stato redatto per agevolarne la loro distruzione".
Giorgio La Rocca


In Via Bardonecchia sta per essere distrutta la villa fantasma di cui nessuno sa nulla

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) "Vogliono buttare giù una villa "vincolata". Si può fare?". È questa la domanda di un lettore che ha scritto una lettera a proposito di una "bellissima villa" posta in via Bardonecchia 73, che starebbe per essere rasa al suolo. L'edificio, costruito agli inizi del secolo, per il suo valore documentario ambientale è citato a pagina 493 del libro "Beni culturali ed ambientali del Comune di Torino". Vi si legge: "Villa di valore documentario ed ambientale, testimonianza del gusto tardo eclettico. Un progetto (a firma geometra Lossa, 1911, proprietà Gianoglio), per quanto approvato, non fu eseguito; dell'attuale non si hanno notizie se non che a successivo".
E la scarsità di notizie e forse ciò che incuriosisce maggiormente gli abitanti della zona, al punto che qualcuno l'ha gia soprannominata "la Villetta Misteriosa". L'edificio appare disabitato, tranne i gatti e i numerosi contenitori di alluminio che qualche signora deposita nel giardino per sfamarli.
"Da quanto tempo è vuota? Chissà, forse da un anno - dice Anna Cuminato, che abita in una casa accanto -. Da un giorno all'altro gli inquilini sono svaniti, come per incanto. In seguito qualcuno ha tagliato due pini. Poi hanno incominciato a portare assi, macchine impastatrici, intelaiature metalliche. Per qualche tempo le hanno lasciate in cortile, quindi le hanno messe al riparo sotto un porticato e all'interno della villa; infine di nuovo fuori. Ora è tutto fermo".
Quale il destino di questo edificio che, secondo quanto ha scritto Giorgio La Rocca su Specchio dei tempi, "è passato di recente in proprietà di una società immobiliare"? Davvero sta per essere "raso al suolo per fare spazio ad un nuovo edificio"? Domanda ancora il lettore: "L'elenco dei beni culturali della città di Torino è stato redatto per agevolarne la loro distruzione?".
"È il Comune che è competente - ribattono dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici -. Bisognerebbe chiedere in Municipio alle ripartizioni che si occupano di queste cose: la XVII o la XVIII. Forse però c'è davvero poco da fare. Da quanto ci risulta non ci sarebbe un vincolo specifico".


Sono arrivate le ruspe in Via Bardonecchia, La villa d'inizio secolo è già in macerie

Clicca per scaricare l'articolo originale (formato pdf) Se n'era parlato ieri in Consiglio comunale, il pci aveva chiesto al sindaco di fare ogni cosa per salvarla ricevendone la promessa di riesame delle pratiche, ma stamane in via Bardonecchia 73 sono già arrivate le ruspe, in poche ore sono avanzate di parecchi metri verso l'edificio.
L'operazione "abbattimento" è scattata appena è stato possibile. Non si è certo perso tempo da parte della proprietà. Su quell'area sorgerà una casa - si dice di cinque piani - e relativi box.
Nei giorni scorsi i giornali si erano occupati della misteriosa villa. Era già stato un lettore de La Stampa ad attirare l'attenzione scrivendo a Specchio dei tempi: "In via Bardonecchia 73 esiste (ancora per poco) una bellissima villa costruita agli inizi del secolo, che per il suo valore documentario ambientale è citata a pagina 493 del libro "Beni culturali e ambientali del Comune di Torino"".
Stampa Sera si rivolse subito alla Soprintendenza ai beni architettonici per sapere come mai non interveniva per proteggere la villa. La risposta fu: "È il Comune che è competente. Bisognerebbe chiedere in municipio alle ripartizioni che si occupano di queste cose. Forse però c'è davvero poco da fare. Da quanto ci risulta non ci sarebbe un vincolo specifico".
Sono stati i consiglieri comunali del pci, Domenico Carpanini, Emilio Barone e Domenico Icardi, a rivolgersi al sindaco con un'interrogazione per sapere "se corrisponda al vero il prossimo abbattimento della villa", "sulla base di quale concessione edilizia ciò può avvenire", "cosa l'amministrazione intende fare per evitare l'abbattimento".
L'assessore all'edilizia privata Baldassarre Furnari ha spiegato, ieri sera, in Consiglio comunale che la richiesta di concessione edilizia fu avanzata nel febbraio '87 ed è stata rilasciata l'11 febbraio scorso.
"La Soprintendenza - ha aggiunto l'assessore - ha espresso parere favorevole, non ritenendo la villa tanto significativa da dover essere vincolata".
I consiglieri del pci Barone e Carpanini hanno replicato: "La villa è una delle poche testimonianze significative di edilizia d'inizio secolo in un quartiere di casermoni come Pozzo Strada. È grave che venga abbattuta ed è grave che la città non si doti di una variante, come avevamo proposto, per tutelare gli immobili dell'elenco dei "beni architettonici e ambientali della città" e sia disarmata in casi analoghi. Non possiamo aspettare il nuovo piano regolatore, fra 4 o 5 anni. Chiediamo al sindaco di fare tutto il possibile per salvare la villa, compresa l'eventualità dell'acquisizione da parte del Comune".
Il sindaco Magnani Noya aveva garantito un suo estremo interessamento, ma ha fatto in tempo soltanto a dirlo. Stamane, la società proprietaria, Edilanna, forte della concessione edilizia dell'11 febbraio scorso, ha dato il via alle ruspe. Ora su quel terreno sono rimasti soltanto quei mostri, della villa solo macerie.
l. bor.